Pensioni e tagli, ecco gli antidoti contro il virus greco
Il pericolo del contagio per alcuni paesi dell’Unione monetaria europea dopo il caso Grecia sta diventando più imminente e probabile. A fine 2008 scrissi un articolo in cui sostenevo che sarebbe stato imprudente e improduttivo per il governo italiano usare la politica fiscale per cercare di combattere la crisi economica. di Vito Tanzi
11 AGO 20

Il pericolo del contagio per alcuni paesi dell’Unione monetaria europea dopo il caso Grecia sta diventando più imminente e probabile. A fine 2008 scrissi un articolo in cui sostenevo che sarebbe stato imprudente e improduttivo per il governo italiano usare la politica fiscale per cercare di combattere la crisi economica. Le ragioni che giustificavano la mia posizione erano queste: tale politica avrebbe dato poco risultato positivo, a causa dell’apertura dell’economia italiana e della crisi a livello mondiale, e l’Italia aveva già un debito pubblico molto alto. Giulio Tremonti resistette alle pressioni e seguì una politica relativamente prudente. L’Italia fu premiata con una diminuzione del differenziale nel costo del denaro rispetto alla Germania, un differenziale che nel 2008 stava aumentando in modo preoccupante. Il “rischio paese” si ridusse durante il 2009 e le istituzioni internazionali hanno riconosciuto che l’Italia ha seguito una politica prudente in questo difficile periodo.
Sfortunatamente, a causa del forte impatto della crisi economica sul pil italiano e sui conti pubblici, l’indebitamento netto nel 2009 è aumentato e ha raggiunto il 5,3 del pil, meno che in alcuni altri paesi, ma con un aumento preoccupante. Il Fmi stima che il debito pubblico crescerà dal 106 per cento del pil fino a raggiungere il 118,6, nel 2010, e il 124,7 per cento del pil nel 2015. Questo forte incremento è la conseguenza in particolare della lenta crescita dell’economia.
Queste previsioni sono preoccupanti. Lo diventano ancor più quando ci si aggiunge l’“effetto contagio” che verrà dalla Grecia e, con tutta probabilità, dal Portogallo. La situazione dei conti pubblici italiani è chiaramente migliore di quella greca. Ma bisogna ricordare che nel passato ci sono stati vari episodi in cui alcuni paesi sono stati colpiti dal contagio di altri paesi in difficoltà. Successe alla Malesia e a Hong Kong, durante la crisi del sudest asiatico, nel 1997-98, e all’Argentina, durante la crisi brasiliana nel 1998.
Per ridurre il pericolo del contagio, il governo italiano dovrebbe, al più presto possibile, dare evidenza che è capace e pronto a reagire. Approvando riforme dirette a migliorare l’efficienza dell’economia, ad aumentare la crescita del pil e ridurre il disequilibrio nei conti pubblici. Nei prossimi mesi, o meglio settimane, questo obiettivo dovrebbe attirare tutta l’energia del governo. Potrebbe essere pericoloso aspettare passivamente sperando che il virus greco non attraversi l’Adriatico.
Traducendo dall’inglese: un etto di prevenzione vale un chilo di cura. Sicuramente il ministero dell’Economia ha nei cassetti varie riforme che potrebbero essere introdotte da un governo che ha una robusta maggioranza in Parlamento. Queste riforme si dovrebbero concentrare a limare: trasferimenti a regioni, che in molti casi alimentano spese improduttive, oneri per l’apparato politico-amministrativo e investimenti pubblici di dubbia produttività. Poi ci sono le riforme che avrebbero effetti in un periodo più lungo, a cominciare dall’aumento dell’età pensionabile.
Traducendo dall’inglese: un etto di prevenzione vale un chilo di cura. Sicuramente il ministero dell’Economia ha nei cassetti varie riforme che potrebbero essere introdotte da un governo che ha una robusta maggioranza in Parlamento. Queste riforme si dovrebbero concentrare a limare: trasferimenti a regioni, che in molti casi alimentano spese improduttive, oneri per l’apparato politico-amministrativo e investimenti pubblici di dubbia produttività. Poi ci sono le riforme che avrebbero effetti in un periodo più lungo, a cominciare dall’aumento dell’età pensionabile.
di Vito Tanzi